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Bianchino il bambino di neve

Bianchino, il bambino di neve.
(Raccontino tratto da una storia semi vera).

La nostra storia si svolge in una domenica di fine inverno, nel Parco Naturale di Paneveggio e delle Pale di san Martino in Trentino.
In Val Venegia vi era ancora tanta neve e un papà, con la sua figlioletta di dieci anni, ne approfittò per fare una escursione fino alle malghe. Sua figlia era affascinata dalla neve, dal bosco e dalle crode che risplendevano di un biancore intenso.
Posteggiarono la loro piccola utilitaria e s'incamminarono lungo la valle con meta una delle malghe, aperte e gestite anche d'inverno.
Il cielo era cupo e non lasciava presagire nullo di buono e, infatti, dopo pochi minuti dalla partenza cominciò a piovere. Non avevano pensato all'ombrello! Ma per fortuna, saliti un pochino di quota, la pioggia cedette il posto alla neve che cominciò a cadere a larghe falde. Almeno quella non bagna e scivola via lungo la giacca a vento.
Camminarono per diversi chilometri lungo la stradina, fortunatamente battuta fino ad uscire dal bosco. Qui la bambina volle provare le ciaspole nuove che suo papà le aveva appena comprato. Calzatele, con l'aiuto del babbo, si avventurò fuori dalla pista battuta sulla neve profonda e candida, in direzione della malga ormai ben visibile all'orizzonte, nonostante fosse calata pure la nebbia.
In prossimità della malga, senza aspettare neppure suo papà, la bambina abbandonò le ciaspole all'ingresso e si precipitò al suo interno prendendo subito possesso di un tavolo.
Quando suo papà entrò, dopo aver sistemato ciaspole e bastoncini all'esterno, sua figlià si era già ordinata un piatto di “poenta e pastin”. Il pastin è un tipo di salciccia locale, molto saporita e un po' più magra. Il papà, invece, obiettore di coscienza, si ordinò un piatto di polenta con la tosela, un formaggio locale che viene servito fuso.
Intanto fuori nevicava sempre di più e non si vedeva più nulla. La malga sembrava un'astronave alla deriva nello spazio.
Alla fine dovettero uscire. Il papà tirò fuori dallo zaino la pala leggera da neve e lasciò che la figlia giocasse ancora sulla neve prima di imboccare la stradina per il fondovalle. Vide che la bambina cominciò ad accantonare la neve per farne un pupazzo. Suo padre la fermò subito perché non ci sarebbe stato il tempo per una simile costruzione.
La bambina non si arrese però, compattò la neve umida che aveva raccolto e creò un pupazzetto di neve, un bambino insomma, molto piccolo e trasportabile. Gli fece gli occhi con due scaglie di pigna e con un legnetto gli sagomò la bocca. Era proprio bello e visto che era bianco gli diede nome “Bianchino”. Bianchino il Bambino di Neve.
S'incamminarono lungo il fondovalle mentre la bambina teneva stretto in braccio Bianchino. Le parlava come fosse un bambino vero, era commovente vederla. Non lo avrebbe barattato neppure per mille Barbie! Ormai lo amava come un figlio. Arrivati al posteggio la pioggia aveva quasi sciolto la neve sul fondo della strada che ora era tutta di fango. Sistemarono le ciaspole e gli scarponi nel bagagliaio e poi la bambina rimase pensierosa con il suo Bianchino in braccio.
Che fare?
Non poteva certo portarselo via.
Crearono allora una culla di neve e vi posarono Bianchino.
Saliti in auto, mentre si allontanavano, la bambina continuò a fissare Bianchino rimasto tutto solo nella sua improvvisata culla di neve. Com'era d'aspettarsi, scoppiò in un pianto disperato. Il papà fermò l'auto e sua figlia scese all'istante correndo verso Bianchino. Il papà l'abbracciò e spiegò allora una cosa alla figlia per tranquillizzarla e rasserenarla.
“Bè, vedi, non c'è nulla da fare, Bianchino è fatto di neve e si scioglierà presto, ma non devi essere triste. In realtà non può morire, gli hai voluto talmente tanto bene che, vedi, forse gli hai dato l'anima. Forse un pezzettino della tua aura si è trasferita in lui e rimarrà in questo bosco fintanto che il prossimo inverno qualche altro bambino non creerà un nuovo pupazzo di neve. Allora tornerà a vivere nuovamente. Per sempre”.
La bambina fu soddisfatta della storia e risalì in auto asciugandosi le lacrime.
In realtà, il suo papà aveva intuito una cosa grandissima!
Bianchino non era affatto morto! Anzi, era vispissimo e, una volta sciolta la neve, si ritrovò a fluttuare libero tra gli alberi. Solo le persone più sensibili avrebbero potuto scorgere nelle ore più buie della notte un evanescente spiritello color indaco, saettare qua e là.
Si alternarono estati ed inverni. Spesso alle malghe, i bambini realizzavano dei pupazzi di neve, donando così inconsapevolmente nuovamente la vita a Bianchino.
Solo a un anziano malgaro vennero dei sospetti. Osservò un fatto stranissimo: dopo che veniva costruito un pupazzo di neve, i suoi malamut, abituati a dormire all'aperto con qualunque tempo, andavano a passare la notte accovacciati ai piedi del pupazzo di neve, come per cercare protezione.
Gli animali sentono cose che noi umani non sentiamo più da decine di migliaia d'anni.
Passarono altri anni e la bambina crebbe, divenne grande, studiò molto, trovo un buon lavoro e alla fine conobbe pure l'amore in un bravo giovane.
Quando fu il momento si sposarono e decisero di trascorrere il viaggio di nozze tra quelle montagne dove il suo papà la portava da piccola.
Era piena estate, un dolce tepore riscaldava tutto ed il sole donava alla natura incontaminata dei riflessi dorati. Mentre camminavano verso le malghe, raccontò al suo giovane uomo del pupazzetto che aveva fatto da bambina. Non avrebbe mai potuto immaginare quello che sarebbe successo nel giro di pochi istanti!
Bianchino era lì, invisibile, davanti a lei. Riconobbe subito l'aura dalla quale provenì tanti anni prima. Ne fu attratto come una calamita. Vide pure un'altra intensa luce color indaco brillare nel grembo della donna, una nuova vita era in lei.
Lui la percepì perché era un essere di puro spirito. Si fuse insieme a quella luce e furono un'anima sola. Bianchino ora era un essere umano. Quando nacque sua mamma lo chiamò Bianchino, in onore di quel bambino di neve che aveva creato da bambina e che non aveva mai dimenticato nel suo cuore.

Francesco Candiz

comments

Paola Capponi 11/11/2008 09:28 PM
Francesco! Ma è bellissima questa storia! Dovresti fare un libro di novelle illustrato con i tuoi splendidi disegni! Ciao!
Deni Siega 11/12/2008 12:03 AM
:)
Francesco Candiz 11/12/2008 12:06 AM
Grazie Paola del bellissimo complimento. Felice che la storiella piaccia.
Ciao
Francesco Candiz 11/12/2008 12:07 AM
:-)
->. >. >-Experada -<. <. <- 11/12/2008 05:26 PM
Davvero carina! Colma di poesia. Potresti veramente , come dice Paola, fare un libro di racconti per bambini, illustrati dai tuoi disegni.Ciao! :-)
Francesco Candiz 11/12/2008 11:33 PM
Ciao Experada. Grazie. Non è escluso che prima o dopo faccia un libretto. Ne ho già parlato con un amico editore proprio stasera. Intanto scrivo e magari vi sfrutto come cavie per sapere se i miei racconti vanno.
Se siete d'accordo :-)

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