A suo Padre...
Saturday November 8, 2008
Tachicardia, sudorazione improvvisa, tremore, formicolio, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore,crampi muscolari, sono solo alcuni dei sintomi che caratterizzano un attacco di panico.
Chi l’ha provato lo descrive come un' esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata. E’ ovvio che la paura di un nuovo attacco diventa immediatamente forte e dominante.
Il singolo episodio, sfocia facilmente in un vero e proprio disturbo di panico, più per "paura della paura" che altro. La persona si trova rapidamente invischiata in un tremendo circolo vizioso che spesso si porta dietro la cosiddetta "agorafobia", ovvero l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco di panico inaspettato.
Diventa così pressoché impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda, il frequentare un supermercato, usare l'ascensore, attraversare un ponte, una galleria o se deve viaggiare in aereo, sentirà di non riuscire a camminare avrà paura di attraversare la strada, degli spazi aperti o molto chiusi, e cosi via.
L’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene diviene la modalità prevalente ed il paziente diviene schiavo del suo disturbo, costringendo spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque, con l’inevitabile senso di frustrazione che deriva dal fatto di essere "grande e grosso" ma dipendente dagli altri, che può condurre ad una depressione secondaria.
La ripetizione di attacchi di panico prevede che si strutturino gradualmente nel soggetto. Dapprima il soggetto tenderà ad evitare luoghi e situazioni nelle quali teme possa ripresentarsi un attacco. Avrà così paura, fino a ridurre la propria esistenza tra le mura domestiche.
Questo è ciò che sta capitando a me già da qualche anno, ritengo giusto che si sappia dell'esistenza di questo male, non sono la sola né l'ultima. Si va espandendo e ci sono persone che hanno timore di parlarne, per paura di essere scambiati per pazzi o per pudore, vergogna o magari perché non sanno di averli.
Il mio dolore più grande, è la lucidità nel vivere questo male, si finisce quasi per essere troppo coscienti di tutto ciò che è attorno.
Quando si soffre non si dovrebbe rimanere soli, non abbiate paura di parlarne!!!
November 8, 2008 02:05 PM
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Scherzo!
Meglio affrontare subito il problema, prima che ti impedisca di vivere pienamente la tua vita... e poi un bel respiro profondo.
Tutto passa.